Vicolo Pace, n. 14 - Chiari (BS)

Le Nostre Risposte

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LE DOMANDE Più frequenti

F.A.Q.

Di seguito le nostre risposte alle domande più frequenti...

L’Avvocato, in presenza di specifici presupposti reddituali del Cliente, può richiedere ed ottenere il Patrocinio a spese dello Stato. A seguito dell’ammissione al patrocinio e finché i relativi presupposti permangono, l’assistito non deve sostenere i costi per la propria difesa in giudizio, poiché sarà lo Stato a provvedere alla remunerazione del suo difensore.

Importante: non tutti gli avvocati sono abilitati al patrocinio a spese dello Stato, nell’anno 2023 per avere diritto al gratuito patrocinio il richiedente deve poter attestare un reddito annuo inferiore ad euro 11.746,68, l’istituto in questione copre soltanto le spese e i compensi relativi al contenzioso giudiziale, restando invece esclusi tutti quelli connessi all’assistenza stragiudiziale eventualmente prestata dall’Avvocato.

 

Se il credito che volete recuperare è certo, liquido ed esigibile, nonché munito di valida prova scritta (ad es. la classica fattura commerciale; il contratto sottoscritto; un eventuale riconoscimento di debito e/o promessa di pagamento) è possibile richiedere al giudice l’emissione di un decreto ingiuntivo, cioè di un ordine di pagamento che può essere notificato al debitore e sulla base del quale, a certe condizioni, si può avviare l’esecuzione forzata sul suo patrimonio (pignoramento mobiliare, immobiliare o presso terzi).

Ovviamente, per garantire il diritto di difesa, il decreto deve essere notificato al debitore il quale può opporsi entro il termine perentorio di quaranta giorni, instaurando un giudizio ordinario in cui sollevare le proprie contestazioni.

Non è vero, come spesso si sente dire, che il recupero del credito è per l’Avvocato un’attività semplice e ripetitiva: in realtà ogni situazione è diversa dalle altre e l’opportunità di dare avvio alla procedura di recupero del credito deve essere studiata insieme al cliente e all’esito di una serie di indagini che consentono di valutare l’effettiva capienza del debitore, in prospettiva tanto attuale quanto futura.

 

Le tempistiche di uno sfratto per morosità dipendono da numerosi fattori che rendono quindi impossibile compiere una valutazione prognostica.

In generale, tra la data di notifica dell’intimazione di sfratto e l’udienza dinanzi al Tribunale competente devono intercorrere almeno venti giorni, ma, successivamente alle restrizioni introdotte a causa dell’emergenza epidemiologica, ad oggi le udienze di sfratto devono essere prenotate, con conseguente necessità di attenersi alla disponibilità (spesso ristretta) del Tribunale.

Inoltre, all’udienza, in caso di locazione abitativa, se l’inquilino si presenta dando atto di comprovate difficoltà economiche, il Giudice può concedere un “termine di grazia” per consentire all’inquilino di sanare la morosità accumulata. Diversamente, convalida lo sfratto e fissa la data del rilascio, entro un termine che non può essere superiore a sei mesi o, in casi eccezionali, a dodici. Spirato inutilmente detto termine, senza che l’inquilino abbia rilasciato spontaneamente l’immobile, può darsi inizio all’esecuzione forzata rivolgendosi agli ufficiali giudiziari.

Anche in merito alla durata della fase esecutiva che inizia successivamente alla convalida giudiziale, questa può variare in caso di resistenza da parte dell’occupante, di coinvolgimento dei servizi sociali e, in generale, in base alle peculiarità del caso concreto.

Quindi uno sfratto può durare da pochi mesi fino ad oltre un anno, in dipendenza dalle varie condizioni sopra descritte.

 

È meglio di no. È infatti sempre preferibile che la documentazione richiesta, scansionata in ogni pagina e organizzata in file pdf, venga inviata all’Avvocato a mezzo mail, eventualmente anche all’indirizzo di segreteria. Ciò consente una migliore gestione dei documenti, la loro più pronta reperibilità e quindi una migliore e più rapida assistenza al cliente.

Per agevolare i clienti, in ogni caso, al numero telefonico di studio è associato anche un account WhatsApp Businessa cui poter indirizzare le comunicazioni o i documenti che non possono essere trasmessi con la posta elettronica, che resta il canale preferenziale.

È importante affidarsi ad un Avvocato non solo quando viene notificato un atto giudiziario o quando si ritiene necessario avviare una causa. Spesso infatti è proprio il parere di un professionista e la sua capacità di mediare in presenza di una situazione di conflitto o di potenziale conflitto a rivelarsi lo strumento migliore per prevenire un contenzioso.

Solitamente, prima ci si reca dall’Avvocato e maggiori sono le possibilità di impostare una migliore strategia o addirittura di evitare di arrivare davanti al Giudice.

Siamo dell’idea che anche il tempo di un professionista abbia il proprio valore ed è giusto che anche il valore del tempo dedicato ad un cliente sia riconosciuto. Non si deve inoltre sottovalutare il fatto che non di rado anche un parere verbale reso in occasione del primo appuntamento può rivelarsi utile per il cliente, spesso offrendo alcuni strumenti di portata generale, rivelandosi così dirimente per la risoluzione dei dubbi esposti al professionista.

Quindi sì, il primo appuntamento ha tendenzialmente un costo (che viene preventivato prima dell’incontro stesso), soprattutto nel caso in cui in quell’occasione l’Avvocato sia già in grado di dare un primo parere sul caso che gli viene sottoposto.

 

No, la parcella dell’avvocato non si può scaricare dal 730. Si tratta di un’esclusione dalle detrazioni non trascurabile perché sono tantissimi i contribuenti che, per motivi diversi, possono aver bisogno di una consulenza legale e non di rado far fronte alle spese legali è economicamente impegnativo.

Diverso il discorso per le imprese. A tal proposito però è bene specificare che la Cassazione ha specificato che la detrazione è possibile solo per spese legali a processo o mandato finito e non anche per liti pendenti. Se la consulenza legale quindi è inerente alla produzione del reddito di impresa/lavoro autonomo, imprese e professionisti possono quindi detrarre l’IVA e il costo della fattura legale in base al proprio regime fiscale.

Se le spese legali 2022 per separazione e divorzio relative alla parcella dell’avvocato e per bolli ed eventuali pratiche non si possono detrarre in dichiarazione dei redditi, stesso discorso vale per altre spese sostenute per separazione e divorzio, per esempio per l’assegno di mantenimento.

L’assegno di mantenimento dopo il divorzio non si può, infatti, detrarre dal 730 o dal modello Unico in dichiarazione dei redditi, ma si può dedurre. Le somme dell’assegno di mantenimento sono, infatti, deducibili ma solo per gli importi versati a moglie o marito. L’assegno di mantenimento ai figli non è mai, invece, deducibile.

Non è prevista alcuna detrazione sulla dichiarazione dei redditi per le spese legali per divorzio e separazione: come prevede la normativa vigente.

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Per noi la trasparenza e la chiarezza sono fondamentali, anche per quanto riguarda le questioni economiche.

La prestazione professionale sarà quindi da noi preventivata mediante l’illustrazione dell’attività che potrebbe presumibilmente rendersi necessaria, delle possibili evoluzioni della controversia, dei rischi e delle criticità connessi alla fattispecie concreta e, ovviamente, dei costi che dovranno o (anche solo) potranno essere sostenuti.

Il preventivo è di norma redatto tenendo quale riferimento le tabelle predisposte dal Ministero e periodicamente aggiornate, tenendo conto del valore e della difficoltà della questione, non trascurando le eventuali esigenze personali del cliente.

 

All’onorario dell’Avvocato, nella misura che viene di volta in volta pattuita con il cliente, si aggiungono e vengono dunque indicate nella parcella anche le ulteriori seguenti voci: le spese generali al 15%, il contributo per la cassa previdenziale degli avvocati (C.P.A.) al 4% e l’imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) al 22%. In caso di loro anticipazione da parte dell’Avvocato, devono inoltre essere rifuse anche le spese vive sostenute.

In questi casi è indispensabile e di fondamentale importanza rivolgersi ad un Avvocato: l’attività giudiziale è soggetta a innumerevoli scadenze, solitamente indicate nell’atto notificato ma la cui importanza spesso sfugge alla comprensione del cliente, che potrebbe così sottovalutarla irrimediabilmente e incorrere in decadenze che lo priverebbero della possibilità di difendersi pienamente.

Per questo motivo è fondamentale affidarsi subito ad un professionista che possa illustrare più compiutamente quali sono le scadenze da rispettare e, ancora più importante, quali sono le conseguenze che la legge fa derivare dalla loro inosservanza.

Per partecipare ad un’asta immobiliare è necessario depositare la propria offerta, in forma cartacea oppure telematica a seconda delle indicazioni contenute nel bando. In questo secondo caso, è necessario essere muniti di una firma digitale e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC). Lo stesso vale se il soggetto offerente non è una persona fisica ma una persona giuridica, poiché l’offerta dovrà essere presentata dal rappresentante legale della società (o da altro soggetto munito di procura speciale), pur sempre munito di una propria firma digitale.

Il nostro studio offre assistenza per tutte le fasi della partecipazione, dallo studio preliminare al deposito dell’offerta, fino allo svolgimento dell’udienza. Il cliente, se lo richiede, può essere seguito anche nel corso della fase successiva all’aggiudicazione.

È bene prestare sempre molta attenzione alla fase preliminare, spesso sottovalutata: rivolgersi ad un Avvocato significa soprattutto valutare insieme a lui anche le eventuali criticità che l’acquisto di un immobile sottoposto a procedura esecutiva potrebbe portare con sé.

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